Un blog mi costringe ad annotare qualche pensiero, che altrimenti andrebbe disperso. Il nick "Walt" vale Walt Whitman, vale a dire l'autore della raccolta di poesie alla quale il nome del blog si richiama.
27 aprile 2010
Prosegue l'avventura
Continua l'avventura su Twitter, questo straordinario social network che consente aggiornamenti istantanei e scambi di informazioni quali mai s'erano visti prima. Mi manca materialmente il tempo di cercare nuovi followers e di seguire gente nuova, ma anche con gli attuali 222/227, e soprattutto con le liste, riesco a mantenere i contatti che servono. Invito caldamente chi passa di qua a seguire i miei updates e a propormi i propri. Seguiranno ulteriori aggiornamenti.
23 febbraio 2010
Meno male che c'è Twitter!
E' passato un secolo dall'ultimo post, me ne scuso con coloro i quali non hanno smesso di passare da queste parti di tanto in tanto... Troppo difficile mantenere vivo un blog avendo ritmi di lavoro come i miei, e soprattutto con gli spostamenti ai quali le mie attività mi costringono. Mollare tutto, però, non mi sembrerebbe giusto, e allora ecco una soluzione praticabile: Twitter!
Il micro-blogging è la formula ideale per chi vuole "esserci", ma non con tempi molto (troppo) ridotti. Twitter è straordinario: un paio di minuti è hai detto quel che dovevi dire. Ma Twitter può essere anche integrato con un blog, ed ecco qui a destra il risultato! Assolutamente favoloso.
Dunque, almeno fino a quando non avrò trovato il modo di riprendere a postare su Foglie d'erba con un minimo di continuità, ecco il mio modo di essere presente. Il che mi fa sentire molto meno in colpa, anzi, quasi quasi soddisfatto dello scrivente.
Ci risentiamo quindi su Twitter, direttamente oppure da qui. A presto!
07 giugno 2009
Born Again American
Questa fantastica canzone, musicalmente bellissima e di grande significato, diventata un video ancora più accattivante, parla di un'America che vuole ritrovare se stessa s stringersi attorno ai valori della Dichiarazione d'Indipendenza. Grazie a Rob per aver scoperto questa perla!
18 maggio 2009
It rains gently...
"It rains gently from time to time as I walk, but I see a farmer with his boys, John Hosmer, still working in the rain, bent on finishing his planting. He is slowly getting a soaking, quietly dropping manure in the furrows. The rain is good for thought. It is especially agreeable to me as I enter the wood and hear the soothing dripping on the leaves. It domiciliates me in nature. The woods are the more like a house for the rain; the few slight noises sound more hollow in them; the birds hop nearer; the very trees seem still and pensive. The clouds are but a higher roof. The clouds and rain confine me to near objects, the surface of the earth and the trees."
Henry David Thoreau's Journal, May 17, 1858 (Thanks: The Blog of Henry David Thoreau)
Henry David Thoreau's Journal, May 17, 1858 (Thanks: The Blog of Henry David Thoreau)
17 maggio 2009
Posterity Collection Poll
E' il più recente sondaggio di Norm. Questa volta l'oggetto sono i protagonisti delle arti in cui il genere umano ha dato prova della sua capacità di rendersi immortale. Non ho partecipato al sondaggio perché come al solito ero in giro e oberato che metà basta. Non mi ritrovo particolarmente nei risultati (mancano Dante e Goethe, per esempio, ed è tutto dire mi pare) ma accetto sportivamente il verdetto.
16 marzo 2009
500 anni di ritratti femminili
Solo di volata per un timido tentativo di riprendere il filo del discorso. Per questo niente di meglio che questo strepitoso post di Rob, con annesso video. Davvero una cosa eccezionale, meravigliosa ...
17 novembre 2008
Il nulla blogosferico
Stavo rimettendo in ordine qualche idea da condividere qui sul blog, quando mi sono sorpreso a riflettere sul fenomeno blogosfera: un evento, a suo modo, perché della cosa (e dei dibattiti relativi) non mi sono mai interessato. Però ogni tanto bisogna pensare anche allo strumento che si usa, non darlo per scontato. Sono parecchio deluso dalla blogosfera in lingua italiana, forse perché da qualche mese la osservo con un certo distacco, soprattutto da quando ho scoperto il piacere di navigare nelle lingue straniere con le quali ho qualche dimestichezza (inglese e francese, e un pochino lo spagnolo).
Non che le cose, fuori dall’Italia, siano rose e fiori, però i blog italiani (a parte i soliti due o tre che qui cito più di frequente) mi hanno stancato molto più degli “altri”. Si badi bene, io non credo di essere uno particolarmente esigente, non sono un letterato, malgrado la mia passionaccia per una certa letteratura americana, non sono uno che si sente in diritto di pontificare su tutto, sono solo uno che ama leggere e qualche volta prende qualche appunto e lo gira qui. Ma la differenza tra blog seri e blog fasulli credo di riuscire a vederla. E mi domando come mai i blog che vanno per la maggiore mi annoiano a morte mentre altri molto meno noti mi interessano e mi motivano.
Qualche mese fa ho letto questa cosa di Paolo Valdemarin, che a sua volta citava ed esprimeva vivo apprezzamento per un post di Marco Mazzei. In entrambi i casi si parlava della blogosfera italiana e di come avesse deluso. Ebbene, io sono assolutamente d’accordo con loro e con le argomentazioni portate a a supporto.
Condivido con quei due anche l’apprezzamento per molti blog “minori”, se mi si passa l’espressione, quelli che ogni tanto mi capita di frequentare magari per caso (ne potrei citare una dozzina, ma mi limito a un paio che, senza pretese, senza spocchia, fanno cose significative, in piena libertà di giudizio, senza affiliazioni e intruppamenti).
Buona volontà, intelligenza, libertà e umiltà: ecco cosa ci trovo. E nessuna velleità (di diventare “redattori”, come dice Mazzei, o qualcos’altro, che so, politici, ecc.). Una boccata di ossigeno. Tutto qui.
Non che le cose, fuori dall’Italia, siano rose e fiori, però i blog italiani (a parte i soliti due o tre che qui cito più di frequente) mi hanno stancato molto più degli “altri”. Si badi bene, io non credo di essere uno particolarmente esigente, non sono un letterato, malgrado la mia passionaccia per una certa letteratura americana, non sono uno che si sente in diritto di pontificare su tutto, sono solo uno che ama leggere e qualche volta prende qualche appunto e lo gira qui. Ma la differenza tra blog seri e blog fasulli credo di riuscire a vederla. E mi domando come mai i blog che vanno per la maggiore mi annoiano a morte mentre altri molto meno noti mi interessano e mi motivano.
Qualche mese fa ho letto questa cosa di Paolo Valdemarin, che a sua volta citava ed esprimeva vivo apprezzamento per un post di Marco Mazzei. In entrambi i casi si parlava della blogosfera italiana e di come avesse deluso. Ebbene, io sono assolutamente d’accordo con loro e con le argomentazioni portate a a supporto.
Condivido con quei due anche l’apprezzamento per molti blog “minori”, se mi si passa l’espressione, quelli che ogni tanto mi capita di frequentare magari per caso (ne potrei citare una dozzina, ma mi limito a un paio che, senza pretese, senza spocchia, fanno cose significative, in piena libertà di giudizio, senza affiliazioni e intruppamenti).
Buona volontà, intelligenza, libertà e umiltà: ecco cosa ci trovo. E nessuna velleità (di diventare “redattori”, come dice Mazzei, o qualcos’altro, che so, politici, ecc.). Una boccata di ossigeno. Tutto qui.
04 novembre 2008
Rieccoci
Il mio silenzio è stato troppo lungo ed anche un po' vergognoso. Ma penso di avere alcune attenuanti, tra cui un lavoro che ultimamente non mi ha dato tregua e mi ha sballottato in giro per il globo oltre ogni umana immaginazione. Cosa sarebbe questo lavoro se non fosse così maledettamente interessante! Va bene, comunque eccomi ancora qua, e stavolta non per rimanerci per una frazione di secondo, o all'incirca (seriamente, stavolta dovrei farcela a rimanere in circolazione per qualche mese, complice qualche affanno del sistema economico globale).
Che dire per riprendere i contatti? Mah, che come al solito la navigazione nella blogosfera mi ha portato ai blog di sempre (quelli che se posso li leggo anche in Indonesia o in Madagascar). Qualcuno in inglese, qualcuno in francese o spagnolo, qualcuno in italiano. Avendo frequentemente tempi molto ristretti, devo per forza selezionare. Quindi solo il meglio del meglio, per capirsi: i Norman Geras, i Christopher Hitchens, i Rob, e gli altri elencati sulla destra (ma è un elenco da rifare almeno in parte, qualche aggiunta soprattutto). Rob in particolare ha scritto (in italiano) cose memorabili sulla rovinosa caduta di Veltroni dopo i brillanti esordi. In inglese si è occupato anche della riformetta della Gelmini con un paio di post che condivido totalmente. L'argomento mi sta particolarmente a cuore, evidentemente, dal sistema formativo dipende il nostro futuro. Questa banale constatazione, però, non sembra condivisa dalla nostra classe politica, nessuno escluso, sia chiaro, anche se la sinistra fa finta di interessarsene per catturare qualche improbabile consenso.
Per oggi, direi, è tutto. A risentirci.
Che dire per riprendere i contatti? Mah, che come al solito la navigazione nella blogosfera mi ha portato ai blog di sempre (quelli che se posso li leggo anche in Indonesia o in Madagascar). Qualcuno in inglese, qualcuno in francese o spagnolo, qualcuno in italiano. Avendo frequentemente tempi molto ristretti, devo per forza selezionare. Quindi solo il meglio del meglio, per capirsi: i Norman Geras, i Christopher Hitchens, i Rob, e gli altri elencati sulla destra (ma è un elenco da rifare almeno in parte, qualche aggiunta soprattutto). Rob in particolare ha scritto (in italiano) cose memorabili sulla rovinosa caduta di Veltroni dopo i brillanti esordi. In inglese si è occupato anche della riformetta della Gelmini con un paio di post che condivido totalmente. L'argomento mi sta particolarmente a cuore, evidentemente, dal sistema formativo dipende il nostro futuro. Questa banale constatazione, però, non sembra condivisa dalla nostra classe politica, nessuno escluso, sia chiaro, anche se la sinistra fa finta di interessarsene per catturare qualche improbabile consenso.
Per oggi, direi, è tutto. A risentirci.
17 maggio 2008
E ora che fatto outing ...
L’eco delle vicende italiche, ultimamente, mi è arrivata sporadicamente, a causa di un contesto piuttosto problematico dal punto di vista dei collegamenti (facevo la spola tra Cile e Argentina, e soprattutto tra posti dimenticati da Dio e dagli uomini). Quando potevo avere accesso all’ Internet, spesso fortunosamente, mi collegavo con il Corriere e, nella blogosfera, con il blog di Rob, che però stavolta è stato un po’ latitante per quel che riguarda l’Italia, essendosi buttato a capo fitto sull’inglese (e la cosa mi fa piacere per lui ma a me toglie una fonte di illuminazione non da poco, come lui sa bene, anche se probabilmente non gliene può importare di meno …).
Comunque, a parte la vittoria del Cavaliere, alla quale non ho potuto contribuire anche se ne avrei avuto l’intenzione, mi sono interessato poco. In questi giorni ho seguito il caso Travaglio, e la cosa non mi ha minimamente entusiasmato. Però ci ha pensato Filippo Facci (anche qui e qui) e quindi la mia disistima ha trovato uno sfogo più che degno.
Oggi leggo sul Corriere che il Travaglio ha fatto outing per dire che ha votato Di Pietro. Poi che Beppe Grillo gli ha aperto le porte del suo blog. Il quadro è così completo. Poi dice che uno sta troppo volentieri lontano dall’Italia. Per fortuna questa gente fa perdere le elezioni a chi è bene che le perda, e tanto mi basta e avanza.
Comunque, a parte la vittoria del Cavaliere, alla quale non ho potuto contribuire anche se ne avrei avuto l’intenzione, mi sono interessato poco. In questi giorni ho seguito il caso Travaglio, e la cosa non mi ha minimamente entusiasmato. Però ci ha pensato Filippo Facci (anche qui e qui) e quindi la mia disistima ha trovato uno sfogo più che degno.
Oggi leggo sul Corriere che il Travaglio ha fatto outing per dire che ha votato Di Pietro. Poi che Beppe Grillo gli ha aperto le porte del suo blog. Il quadro è così completo. Poi dice che uno sta troppo volentieri lontano dall’Italia. Per fortuna questa gente fa perdere le elezioni a chi è bene che le perda, e tanto mi basta e avanza.
11 febbraio 2008
La quadratura del cerchio
Su Il Giornale di oggi Claudio Borghi svolge una riflessione interessante circa la svolta che i due grandi partiti allo stato nascente hanno impresso al sistema politico nazionale. Dopo la “camicia di forza” rappresentata nel recente passato dall’ingresso nell’euro, oggi si registra un altro passo avanti in direzione del buon governo:
Non ci resta altro che sperare che Borghi abbia ragione. Personalmente oserei dire che l'ottimismo (la possibilità che si arrivi alla "quadratura del cerchio") non sarebbe del tutto fuori luogo.
Lo scivolo verso il disastro sembrava inevitabile ma per fortuna l’ingresso nell’euro ha rappresentato la prima medicina, sotto forma di una camicia di forza costituita dal vincolo di bilancio. In pratica non si poteva più spendere liberamente, pena l’uscita dai parametri di Maastricht.
…..
La creazione di due grandi partiti potrebbe rappresentare la quadratura del cerchio: si tratta di un’ulteriore camicia di forza che potremmo chiamare «vincolo di dissenso», annullando la possibilità di veto di un partitino minore ed al contempo mantenendo la motivazione al buon governo data dal timore dell’alternanza con l’altra forza.
…..
Il fatto che l’approdo a questa soluzione sia stato su base volontaria e non imposto esternamente con il referendum (che diventa a questo punto indifferente) è un’ulteriore garanzia di tutela ed è un punto di arrivo migliore della grande coalizione, che rischia di non avere alternative temibili, diventando alla lunga passiva. È una grande occasione.
Non ci resta altro che sperare che Borghi abbia ragione. Personalmente oserei dire che l'ottimismo (la possibilità che si arrivi alla "quadratura del cerchio") non sarebbe del tutto fuori luogo.
Colloqui americani
Durante la mia ultima prolungata permanenza all’estero ho avuto modo di parlare con parecchi americani “in carriera”, gente lanciatissima, relativamente giovane, dinamica. Naturalmente l’argomento erano le primarie. La cosa che più mi ha colpito è stata la scarsissima considerazione per la quasi totalità dei candidati. Direi che il clima politico non sembra molto diverso da quello italiano. L’unica eccezione è Obama, che tra i democrats furoreggia come un nuovo Kennedy. Un fenomeno interessante, come può esserlo quello di questi americani “wasp” che stravedono per un candidato di colore. Un segno, direi, di quanto le cose sono cambiate negli States in questi ultimi anni: qualcosa di impensabile fino a poco tempo fa l’accettazione piena, senza riserve, della possibilità di vedere un nero alla Casa Bianca. Ne sono rimasto affascinato.
Un’altra cosa che mi aveva colpito era la diffidenza per Rudy Giuliani. Quindi la sua clamorosa caduta, devo dire, non mi ha meravigliato più di tanto. Sia tra i filo-democratici che tra i filo-repubblicani era opinione abbastanza diffusa, per esempio, che Giuliani, in realtà, non volesse affatto correre veramente per la presidenza. Non ho capito bene da cosa traessero questa convinzione, ma l’idea era che il “Sindaco d’America” sapeva benissimo che i repubblicani “doc” non lo avrebbero sostenuto. In effetti le cose sono andate così, e forse qualcosa di vero, in quelle dietrologie, c’era.
Sarà poi un caso, ma non ho trovato nessuno che tifasse o almeno dimostrasse stima per Hillary. “E’ forte soltanto negli apparati del partito”, mi dicevano, ma alla gente non piace neanche un po’, e “non vale nemmeno la metà di suo marito” e cose del genere. Povera Hillary. E difatti gli ultimissimi risultati parlano di una disfatta.
McCain, tutto sommato, non dispiace. Nessuno stravede, ma non suscita neppure particolari ostilità. Tanto che, volendo azzardare una previsione, mi sa che è lui il grande favorito.
Un’ultima considerazione: se i risultati finora confermano le impressioni che avevo riportato dai miei colloqui quotidiani (qualche volta, d’accordo, davanti a un bicchiere di bourbon …), le mie letture, sia americane (i maggiori newspapers) che italiane (idem), non ci hanno azzeccato neanche un po’. Questo vorrà pur dire qualcosa. O no?
Un’altra cosa che mi aveva colpito era la diffidenza per Rudy Giuliani. Quindi la sua clamorosa caduta, devo dire, non mi ha meravigliato più di tanto. Sia tra i filo-democratici che tra i filo-repubblicani era opinione abbastanza diffusa, per esempio, che Giuliani, in realtà, non volesse affatto correre veramente per la presidenza. Non ho capito bene da cosa traessero questa convinzione, ma l’idea era che il “Sindaco d’America” sapeva benissimo che i repubblicani “doc” non lo avrebbero sostenuto. In effetti le cose sono andate così, e forse qualcosa di vero, in quelle dietrologie, c’era.
Sarà poi un caso, ma non ho trovato nessuno che tifasse o almeno dimostrasse stima per Hillary. “E’ forte soltanto negli apparati del partito”, mi dicevano, ma alla gente non piace neanche un po’, e “non vale nemmeno la metà di suo marito” e cose del genere. Povera Hillary. E difatti gli ultimissimi risultati parlano di una disfatta.
McCain, tutto sommato, non dispiace. Nessuno stravede, ma non suscita neppure particolari ostilità. Tanto che, volendo azzardare una previsione, mi sa che è lui il grande favorito.
Un’ultima considerazione: se i risultati finora confermano le impressioni che avevo riportato dai miei colloqui quotidiani (qualche volta, d’accordo, davanti a un bicchiere di bourbon …), le mie letture, sia americane (i maggiori newspapers) che italiane (idem), non ci hanno azzeccato neanche un po’. Questo vorrà pur dire qualcosa. O no?
08 gennaio 2008
La vergogna (ci sono altre parole?)
Non oso pensare alle scuse che mi toccherà inventare quando sarò di nuovo in giro per il mondo (tra un paio di mesi, molto probabilmente) e dovrò rispondere a chi mi chiederà un commento o una spiegazione , con modalità oscillanti tra l'imbarazzo, la pietà e la crudeltà mentale, su quello che sta accadendo in Campania in questi giorni. Sapendo tra l'altro che quel certo riguardo con il quale nei paesi civili di solito vengo accolto non è generalmente riservato ai nostri lavoratori, emigrati senza grandi aziende internazionali alle spalle, lauree, master, ecc. Per loro, lo so, sarà, è, dura. E se sono napoletani o meridionali, e non "polentoni" come me, ... meglio essere trasparenti. Non so come me la caverò, dicevo, ma in patria, di certo, la verità ce la possiamo dire tranquillamente. Anche se a dirla, effettivamente, sono pochissimi. E non sulla "grande informazione", questo è sicuro. Per questo esistono i blog, direi. Questo, in particolare, e non perché sia di un amico, come effettivamente è. E' solo che penso sia stato detto quel che andava detto.
19 dicembre 2007
Il degrado di Brera
Cosa c’è di importante nello storico palazzo di Via Brera, a Milano? Ecco l’elenco:
- la celeberrima Pinacoteca, uno musei pubblici più prestigiosi d'Italia (il «Cristo morto» di Mantegna, «Lo sposalizio della Vergine» di Raffaello, il «Quarto stato» di Pelizza da Volpedo);
- la prestigiosa Accademia di Belle Arti;
- la Biblioteca Nazionale Braidense;
- l'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere;
- l'Osservatorio astronomico;
- I'Istituto di fisica generale applicata;
- l'Orto Botanico.
Ebbene, tutto questo ben di Dio versa nel degrado più totale, come si evince da questo articolo del Corriere della Sera, che tra l'altro spiega come ci sia poco da illudersi sul futuro:
Se arrossire fosse ancora di moda, l'Italia dovrebbe assomigliare ad un immenso prato ricoperto di papaveri ...
- la celeberrima Pinacoteca, uno musei pubblici più prestigiosi d'Italia (il «Cristo morto» di Mantegna, «Lo sposalizio della Vergine» di Raffaello, il «Quarto stato» di Pelizza da Volpedo);
- la prestigiosa Accademia di Belle Arti;
- la Biblioteca Nazionale Braidense;
- l'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere;
- l'Osservatorio astronomico;
- I'Istituto di fisica generale applicata;
- l'Orto Botanico.
Ebbene, tutto questo ben di Dio versa nel degrado più totale, come si evince da questo articolo del Corriere della Sera, che tra l'altro spiega come ci sia poco da illudersi sul futuro:
«Il degrado è evidente – ammette il direttore dell'Accademia, prof. Ferdinando De Filippi –, ma noi non possiamo fare nulla. Noi delle Belle Arti facciamo parte del Miur, il ministero dell' Univeristà e della ricerca, mentre la Pinacoteca, la Biblioteca Nazionale Braidense fanno parte del Mibac, il ministero dei Beni Culturali. Ci possiamo solo occupare dei corridoi interni, delle aule, mentre il palazzo, il cortile, le statue fanno capo all'Agenzia del Demanio». Una situazione, questa, riconosciuta anche dalla direttrice della Pinacoteca, Luisa Arrigoni: «Siamo un condominio senza proprietario». «Non c'è dubbio che le statue in gesso dei corridoi della Accademia siano sporche – dice ancora il direttore De Filippi -, ma non le possiamo toccare. L'edificio neoclassico di via Brera 28 è un caso unico al mondo perché esprime un concetto di interdisciplinarietà artistica».
Se arrossire fosse ancora di moda, l'Italia dovrebbe assomigliare ad un immenso prato ricoperto di papaveri ...
06 dicembre 2007
Scenari futuribili
La legge che Berlusconi e Veltroni cercheranno di far passare avrà almeno due punti fermi. Primo: una soglia di sbarramento alta, che cancelli o ridimensioni la rappresentanza parlamentare dei partiti più piccoli. Secondo: piena libertà, per i partiti che riusciranno a entrare in Parlamento, di decidere le alleanze dopo il voto.
Lo scrive Luca Ricolfi (su La Stampa di ieri) e mi sembra che abbia perfettamente ragione. Segue una lucida analisi degli scenari che potranno determinarsi a questo punto. Che sono essenzialmente tre. Il primo è che al centro nasca “una piccola Dc”, ossia una formazione di matrice cattolica abbastanza forte da risultare indispensabile sia per una maggioranza di centro-destra sia per una di centro-sinistra”. Ebbene, secondo Ricolfi, “il risultato non sarebbe molto brillante”. Perché il “potere ricattatorio” di quel partito avrebbe partita vinta. Penso che non si possa non essere d’accordo, o almeno io sono dello stesso parere.
Il secondo scenario è che “la piccola Dc” sia effettivamente piccola. In tal caso, osserva Ricolfi, non ci dovrebbero essere problemi. Qui non sarei molto d’accordo: l’esperienza del passato mi ha insegnato qualcosa …
Il terzo scenario è il più improbabile:
L’iniziativa di occupare il centro del sistema politico potrebbe essere assunta - anziché dalle forze del mondo cattolico, da sempre parte integrante del «partito della spesa» - dalle minoranze riformiste e liberali presenti sia nei partiti sia al di fuori di essi. Penso a uomini politici come Daniele Capezzone, Bruno Tabacci, Giorgio La Malfa, Nicola Rossi. O a membri della classe dirigente come Luca Cordero di Montezemolo, Mario Monti, Mario Draghi. In questo caso quel che nascerebbe al centro del sistema politico non sarebbe una piccola Dc, ma un medio partito liberal-democratico. Non il partito dei dipendenti pubblici e delle clientele, ma il partito della modernizzazione e del merito. Anche in questo caso rischieremmo di consegnare troppo potere a un partito ago della bilancia, ma il rischio - forse - sarebbe compensato dalla sua vocazione riformatrice e liberale.
In questo caso, molto improbabile appunto, secondo Ricolfi le cose andrebbero molto meglio. E qui sono di nuovo d’accordo. Mi sembra che il professore abbia dato un ottimo contributo al fine di rendere un po’ più chiare le cose ai non addetti ai lavori. Mi sembrava doveroso segnalarlo. Un po’ meno interessante, invece, è stato il contributo di Giovanni Sartori sul Corsera di ieri, anche se il suo disgusto per i “nanetti” (i partitini) lo condivido tutto.
22 novembre 2007
Come in Germania
Solo un rapido aggiornamento sulla questione del momento, cioe' la "svolta" di Silvio Berlusconi, che e' capitata tra un continente e l'altro per il sottoscritto ... Non ho potuto scandagliare la rete a fondo, ma solo leggere un po' i giornali. Il punto mi sembra che sia stato fatto in due post nei quali mi riconosco come impostazione e scelta delle fonti. La mia valutazione complessiva e' che un grande passo in avanti sia stato fatto, e che ovviamente e come al solito ci sia un mucchio di gente che o fa finta di non capire o proprio non capisce. Eppure la questione non mi sembra particolarmente complicata. Una premessa doverosa, però, la devo fare: sono sempre stato un fautore del sistema elettorale tedesco.
15 novembre 2007
Pregasi leggere (e meditare)
Ultimamente ho avuto poco tempo da dedicare alla blogosfera, senza parlare di "questo" blog, che è stato messo in sonno un po' troppo bruscamente (ma sto per riprendere le pubblicazioni). Pero', ad essere sinceri, non credo di aver perso molto. Oggi ad esempio, ho cercato di leggere post sulle terribili notizie di cronaca provenienti in questi giorni dal Bel Paese, e devo dire che non ho trovato, neppure sui blog piu' importanti e gettonati niente che valesse la pena di leggere. Con una eccezione, che poi non e' per niente una novita', vale a dire il blog di un vecchio amico blogosferico. Un post che bisognerebbe far leggere per premio e per punizione: per premio a chi non si accontenta delle solite chiacchiere su argomenti serissimi, per punizione a chi di chiacchiere ne fa troppe, e su praticamente tutto. L'argomento è il funerale di Gabriele Sandri. Lo condivido a tal punto che se credessi nella telepatia lo potrei considerare come una prova inconfutabile di trasmissione del pensiero da un continente all'altro. Essendo pero' scritto molto meglio di quanto avrei potuto scriverlo io, purtroppo non posso vantare la primogenitura ...
27 ottobre 2007
Draghi
Solo un telegramma per dire “bravo” a Mario Draghi, uno che in giro, in quanto connazionale, ti fa fare oltretutto bella figura. E in più mi associo a queste basilari considerazioni.
07 ottobre 2007
Politica italiana (vista da lontano)
Essendo uno che la maggior parte del tempo viaggia all’estero per lavoro, forse la mia idea della politica italiana è un po’ distorta, non so, ma a me sembra un misto di commedia dell’arte, cabaret e teatro dell’assurdo. E quando leggo certe dichiarazioni ho un attimo di trasalimento. Oggi, ad esempio, ho raccolto due perle del ministro dell'Economia Padoa-Schioppa (intervista alla trasmissione tv "In mezz'ora" su Rai 3, ripresa dal Messaggero).
Prima perla. «Le tasse sono una cosa bellissima, un modo civilissimo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili quali istruzione, sicurezza, ambiente e salute».
Ora, che le tasse siano un modo civile, ecc., ecc. non c’è dubbio. Ma che siano anche una cosa bellissima, francamente, mi sembra il discorso che potrebbe fare uno che, con rispetto parlando, ha subito un incidente riportando un forte trauma cranico ...
Seconda perla. «Ci può essere insoddisfazione sulla qualità dei servizi che si ricevono in cambio ma non un'opposizione di principio sul fatto che le tasse esistono e che si debbano pagare».
Bene, esiste qualcuno, da qualche parte, che si oppone per principio al fatto che le tasse esistono e che si debbano pagare. Non lo sapevo, ma ne prendo atto. Quel che mi lascia perplesso è che un ministro dell’Economia abbia il tempo e, come dire, l’estro di ricordargli che no, non si può mica ragionare così, che è sbagliato. No, qualcosa non mi quadra. Forse sono stato troppo in giro. Tra due giorni, comunque, parto per l’Australia, e ci starò un paio di mesi.
Prima perla. «Le tasse sono una cosa bellissima, un modo civilissimo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili quali istruzione, sicurezza, ambiente e salute».
Ora, che le tasse siano un modo civile, ecc., ecc. non c’è dubbio. Ma che siano anche una cosa bellissima, francamente, mi sembra il discorso che potrebbe fare uno che, con rispetto parlando, ha subito un incidente riportando un forte trauma cranico ...
Seconda perla. «Ci può essere insoddisfazione sulla qualità dei servizi che si ricevono in cambio ma non un'opposizione di principio sul fatto che le tasse esistono e che si debbano pagare».
Bene, esiste qualcuno, da qualche parte, che si oppone per principio al fatto che le tasse esistono e che si debbano pagare. Non lo sapevo, ma ne prendo atto. Quel che mi lascia perplesso è che un ministro dell’Economia abbia il tempo e, come dire, l’estro di ricordargli che no, non si può mica ragionare così, che è sbagliato. No, qualcosa non mi quadra. Forse sono stato troppo in giro. Tra due giorni, comunque, parto per l’Australia, e ci starò un paio di mesi.
05 ottobre 2007
Adesso Grillo fa l'anti-rom
Non c’è da sorprendersi, eppure fa un certo effetto leggere quel che Beppe Grillo ha da dire sui rom. Il link porta al sito di Repubblica, ma il materiale è tratto dal blog (di cui non sono un frequentatore, forse sbagliando, a questo punto, ma si sa che le cattive abitudini sono dure a morire).
PS
Dimenticavo: sui rom sono d’accordo, e non vedo come potrei non esserlo. Per non parlare dell’opinione che il comico-blogger si è fatto su Prodi. Devo cominciare a preoccuparmi?
PS
Dimenticavo: sui rom sono d’accordo, e non vedo come potrei non esserlo. Per non parlare dell’opinione che il comico-blogger si è fatto su Prodi. Devo cominciare a preoccuparmi?
24 settembre 2007
Avvenire scopre Grillo
L’impopolarità bipartisan della nostra classe politica, da cui scaturisce il fenomeno Grillo, non apparirebbe tanto maiuscola se l’Italia non fosse così clamorosamente migliore di chi la rappresenta.
Questa frase non la si legge sul blog di un fedelissimo seguace di Beppe Grillo, bensì sul quotidiano dei vescovi italiani. A me sembra un tantino esagerata: io avrei qualche dubbio al riguardo. Ma il resto dell'editoriale mi sembra che centri piuttiosto bene il nocciolo della questione. Del resto mi ero già espresso in proposito, condividendo questo tipo di analisi (qui ulteriormente approfondita e ampliata). Ad esempio mi sembrano molto interessanti e condivisibili queste considerazioni:
Il comico-tribuno è il catalizzatore di un pensiero fortemente critico nei confronti del sistema politico e questo orientamento preesisteva al V-Day. Grillo, grande animale da palcoscenico, l’ha fiutato, braccato, azzannato. Enfatizzato. La vera sorpresa di questi giorni - purtroppo, tardano ad avvedersene proprio i politici - è che i trecentomila e più che applaudono Grillo e i moltissimi cittadini che, pur non amando il comico, condividono la stessa inquietudine di fondo, sono i veri protagonisti di una commedia il cui finale è tutt’altro che scritto.Questo movimento d’opinione, infatti, non assomiglia tanto all’Uomo qualunque perché richiama piuttosto altri fenomeni tipici della stagnazione. L’odierna speranza degli italiani, diffusa quanto giustificatamente impaziente, che la politica abbia un sussulto assomiglia piuttosto a quella che proruppe nel primo referendum Segni. Oggi come allora, e dopo tante attese deluse, la sfiducia nella classe politica è alta, le invettive dei guitti altisonanti e la sordità del Palazzo preoccupante.
Questa frase non la si legge sul blog di un fedelissimo seguace di Beppe Grillo, bensì sul quotidiano dei vescovi italiani. A me sembra un tantino esagerata: io avrei qualche dubbio al riguardo. Ma il resto dell'editoriale mi sembra che centri piuttiosto bene il nocciolo della questione. Del resto mi ero già espresso in proposito, condividendo questo tipo di analisi (qui ulteriormente approfondita e ampliata). Ad esempio mi sembrano molto interessanti e condivisibili queste considerazioni:
Il comico-tribuno è il catalizzatore di un pensiero fortemente critico nei confronti del sistema politico e questo orientamento preesisteva al V-Day. Grillo, grande animale da palcoscenico, l’ha fiutato, braccato, azzannato. Enfatizzato. La vera sorpresa di questi giorni - purtroppo, tardano ad avvedersene proprio i politici - è che i trecentomila e più che applaudono Grillo e i moltissimi cittadini che, pur non amando il comico, condividono la stessa inquietudine di fondo, sono i veri protagonisti di una commedia il cui finale è tutt’altro che scritto.Questo movimento d’opinione, infatti, non assomiglia tanto all’Uomo qualunque perché richiama piuttosto altri fenomeni tipici della stagnazione. L’odierna speranza degli italiani, diffusa quanto giustificatamente impaziente, che la politica abbia un sussulto assomiglia piuttosto a quella che proruppe nel primo referendum Segni. Oggi come allora, e dopo tante attese deluse, la sfiducia nella classe politica è alta, le invettive dei guitti altisonanti e la sordità del Palazzo preoccupante.
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