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23 febbraio 2010

Meno male che c'è Twitter!

E' passato un secolo dall'ultimo post, me ne scuso con coloro i quali non hanno smesso di passare da queste parti di tanto in tanto... Troppo difficile mantenere vivo un blog avendo ritmi di lavoro come i miei, e soprattutto con gli spostamenti ai quali le mie attività mi costringono. Mollare tutto, però, non mi sembrerebbe giusto, e allora ecco una soluzione praticabile: Twitter!
Il micro-blogging è la formula ideale per chi vuole "esserci", ma non con tempi molto (troppo) ridotti. Twitter è straordinario: un paio di minuti è hai detto quel che dovevi dire. Ma Twitter può essere anche integrato con un blog, ed ecco qui a destra il risultato! Assolutamente favoloso.
Dunque, almeno fino a quando non avrò trovato il modo di riprendere a postare su Foglie d'erba con un minimo di continuità, ecco il mio modo di essere presente. Il che mi fa sentire molto meno in colpa, anzi, quasi quasi soddisfatto dello scrivente.
Ci risentiamo quindi su Twitter, direttamente oppure da qui. A presto!

17 novembre 2008

Il nulla blogosferico

Stavo rimettendo in ordine qualche idea da condividere qui sul blog, quando mi sono sorpreso a riflettere sul fenomeno blogosfera: un evento, a suo modo, perché della cosa (e dei dibattiti relativi) non mi sono mai interessato. Però ogni tanto bisogna pensare anche allo strumento che si usa, non darlo per scontato. Sono parecchio deluso dalla blogosfera in lingua italiana, forse perché da qualche mese la osservo con un certo distacco, soprattutto da quando ho scoperto il piacere di navigare nelle lingue straniere con le quali ho qualche dimestichezza (inglese e francese, e un pochino lo spagnolo).
Non che le cose, fuori dall’Italia, siano rose e fiori, però i blog italiani (a parte i soliti due o tre che qui cito più di frequente) mi hanno stancato molto più degli “altri”. Si badi bene, io non credo di essere uno particolarmente esigente, non sono un letterato, malgrado la mia passionaccia per una certa letteratura americana, non sono uno che si sente in diritto di pontificare su tutto, sono solo uno che ama leggere e qualche volta prende qualche appunto e lo gira qui. Ma la differenza tra blog seri e blog fasulli credo di riuscire a vederla. E mi domando come mai i blog che vanno per la maggiore mi annoiano a morte mentre altri molto meno noti mi interessano e mi motivano.

Qualche mese fa ho letto questa cosa di Paolo Valdemarin, che a sua volta citava ed esprimeva vivo apprezzamento per un post di Marco Mazzei. In entrambi i casi si parlava della blogosfera italiana e di come avesse deluso. Ebbene, io sono assolutamente d’accordo con loro e con le argomentazioni portate a a supporto.
Condivido con quei due anche l’apprezzamento per molti blog “minori”, se mi si passa l’espressione, quelli che ogni tanto mi capita di frequentare magari per caso (ne potrei citare una dozzina, ma mi limito a un paio che, senza pretese, senza spocchia, fanno cose significative, in piena libertà di giudizio, senza affiliazioni e intruppamenti).
Buona volontà, intelligenza, libertà e umiltà: ecco cosa ci trovo. E nessuna velleità (di diventare “redattori”, come dice Mazzei, o qualcos’altro, che so, politici, ecc.). Una boccata di ossigeno. Tutto qui.

05 ottobre 2007

Adesso Grillo fa l'anti-rom

Non c’è da sorprendersi, eppure fa un certo effetto leggere quel che Beppe Grillo ha da dire sui rom. Il link porta al sito di Repubblica, ma il materiale è tratto dal blog (di cui non sono un frequentatore, forse sbagliando, a questo punto, ma si sa che le cattive abitudini sono dure a morire).

PS
Dimenticavo: sui rom sono d’accordo, e non vedo come potrei non esserlo. Per non parlare dell’opinione che il comico-blogger si è fatto su Prodi. Devo cominciare a preoccuparmi?

24 settembre 2007

Avvenire scopre Grillo

L’impopolarità bipartisan della nostra classe politica, da cui scaturisce il fenomeno Grillo, non apparirebbe tanto maiuscola se l’Italia non fosse così clamorosamente migliore di chi la rappresenta.

Questa frase non la si legge sul blog di un fedelissimo seguace di Beppe Grillo, bensì sul quotidiano dei vescovi italiani. A me sembra un tantino esagerata: io avrei qualche dubbio al riguardo. Ma il resto dell'editoriale mi sembra che centri piuttiosto bene il nocciolo della questione. Del resto mi ero già espresso in proposito, condividendo questo tipo di analisi (qui ulteriormente approfondita e ampliata). Ad esempio mi sembrano molto interessanti e condivisibili queste considerazioni:

Il comico-tribuno è il catalizzatore di un pensiero fortemente critico nei confronti del sistema politico e questo orientamento preesisteva al V-Day. Grillo, grande animale da palcoscenico, l’ha fiutato, braccato, azzannato. Enfatizzato. La vera sorpresa di questi giorni - purtroppo, tardano ad avvedersene proprio i politici - è che i trecentomila e più che applaudono Grillo e i moltissimi cittadini che, pur non amando il comico, condividono la stessa inquietudine di fondo, sono i veri protagonisti di una commedia il cui finale è tutt’altro che scritto.Questo movimento d’opinione, infatti, non assomiglia tanto all’Uomo qualunque perché richiama piuttosto altri fenomeni tipici della stagnazione. L’odierna speranza degli italiani, diffusa quanto giustificatamente impaziente, che la politica abbia un sussulto assomiglia piuttosto a quella che proruppe nel primo referendum Segni. Oggi come allora, e dopo tante attese deluse, la sfiducia nella classe politica è alta, le invettive dei guitti altisonanti e la sordità del Palazzo preoccupante.

13 settembre 2007

E quanto all'antipolitica ...

Per quanto riguarda, invece, l’antipolitica, il Grillo-pensiero, ecc., su wrh c’è di che farsi un’idea (che condivido). E con questo posso finalmente dire che sono tornato per qualche settimana. A risentirci.

26 marzo 2007

Fare blogging, arte difficile

Un dibattito sta animando TocqueVille da un paio di giorni a questa parte. L’argomento è il blog, il suo ruolo informativo e, mi sembra, formativo nell’era di Internet. Ha cominciato Wind Rose Hotel, poi si sono aggiunti 1972, Nullo e JimMomo. Di grande interesse anche il riverbero che in questa discussione ha avuto l’analogo dibattito che si è svolto nella blogosfera britannica tra Oliver Kamm e Norman Geras. Di quest’ultimo, in un certo senso, è il contributo chiave, quello che focalizza il discorso sulla necessità di elevare il livello culturale della blogosfera.
Roberto, su WRH, ha giustamente lamentato un dato di fatto che mi sembra inequivocabile, e cioè che “pochi bloggers sollevano dubbi, pongono domande, esprimono una volontà di ricerca, prima di mettere in circolazione il proprio punto di vista”. E inoltre che “ci si attarda poco a citare e commentare opinioni altrui, autorevoli e collaudate, a vantaggio delle proprie, con un eccesso, a mio parere, di «autostima»”.
E’, in sintesi, la stessa sensazione che ho io quando navigo nella rete e trovo spessissimo esibizioni di pareri tanto poco o mal meditati quanto espressi con un eccesso di sicumera. Invece di riprendere e magari contestare qualcuno dei tanti magnifici editoriali che si scrivono in Italia e nel mondo, si pretende di dire la propria come se ci si sentisse degli Angelo Panebianco o dei Giovanni Sartori. Magari, per carità, tra tanti bloggers ci sarà anche qualcuno che, “da grande”, sarà autorevole e famoso, ma tanto per cominciare anche a questi geni in incognita manca quel minimo di esperienza che dà autorevolezza a un editoriale.
Direi che un po’ più di modestia non guasterebbe. E’ piuttosto fastidioso leggere un post in cui vengono ribaditi fino alla nausea i luoghi comuni che sono merce corrente nel dibattito partitico, spacciandoli per giunta come farina del proprio sacco. Fare più analisi e sparare meno sentenze sarebbe di gran lunga un esercizio meno sterile e più interessante per i lettori.
Come dicevo, comunque, Norman Geras ha colto il vro nocciolo della questione:
But if, from a democratic point of view, there is this shortcoming of debate on the blogs, it needs to be dealt with practically by trying to improve the culture of Internet discussion. There is nothing about the medium as such, about the sheer availability of this new space for debate, one open to much larger numbers of people and to every point of view, that impoverishes democracy.

24 febbraio 2007

Nuovo Blogger

Ho aggiornato il blog alle nuove potenzialità della piattaforma Blogger. Mi sembra niente male: facile, intuitivo, veloce. Ora l'unico problema sarà riuscire a metterci dentro qualche post di tanto in tanto. Ma chi passa da queste parti una volta o due al mese sa che c'è da farsi poche illusioni. Abbiate pazienza, ma sappiate che ci sono anche quando non posto. Il mio giro per la blogosfera, infatti, è quasi giornaliero. Ci sono blog che leggo prima dei giornali e a cui dedico più tempo che al Corriere o alla Stampa. Scrivere, malauguratamente, richiede più tempo che leggere. Che ci si può fare?

18 gennaio 2007

Si consiglia di leggere

Avendo avuto un po' d tempo, oggi è stata una giornata di letture in giro per la blogosfera. Vorrei quindi segnalare le cose che mi sono sembrate più interessanti.

La prima riguarda un paese che mi è caro e conosco abbastanza bene, anche senza avere una conoscenza decente della lingua, vale a dire la Germania. Su Walking class si racconta molto bene come e perché finisce l’era Stoiber.

La seconda è un post su pritreviso.splinder.com che spiega in dettaglio e commenta per benino la notizia che ci ha fatto tutti fare salti di gioia, e cioè che in base all'indice delle libertà economiche elaborato dalla Heritage Foundation e dal "Wall Street Journal", l'Italia, più o meno, è come l'Uganda.

La terza l'ho letta su windrosehotel e riguarda la "teoria del complotto" relativamente all'11 settembre. Da un esponente della sinistra radicale americana arriva una stroncatura definitiva e beffarda delle sciocchezze che si sono udite in questi anni su quel tagico avvenimento.

La quarta la copio/incollo direttamente da Wittgenstein, perché è un post telegrafico:

Piuttosto che farsi venire un'idea o fronteggiare l'evidenza, Piero Fassino fa il suo onesto lavoro e timbra una letterina di azioni-di-governo, riforme-strategiche, sedi-di-impostazione, strumenti-con-cui-avviare, e finisce per confermare ciò che nega.

18 ottobre 2006

Dio e politica: il caso americano

L'argomento religione e politica tiene sempre più spesso banco sui media e nella blogosfera (più in Italia che altrove, mi sembra: in Gran Bretagna, ad esempio, dove mi trovavo fino a qualche ora fa, non mi risulta). Non è un campo di mia competenza e quindi, più che commentare, posso segnalare, anche se qualche idea in materia posso avercela anch'io, o meglio, se vogliamo campo un po' di rendita visto che di solito mi ritrovo nell'impostazione che al problema viene data da Roberto su Wind Rose Hotel (vedere ad esempio questo post di ieri) o da Norman Geras.
Oggi, comunque, mi sembra doveroso segnalare ciò che ha scritto Christian Rocca sul Foglio. Ma sarei curioso di leggere qualche comento in prposito: se a Roberto fischiano le orecchie la cosa non deve ritenersi casuale.