Questa fantastica canzone, musicalmente bellissima e di grande significato, diventata un video ancora più accattivante, parla di un'America che vuole ritrovare se stessa s stringersi attorno ai valori della Dichiarazione d'Indipendenza. Grazie a Rob per aver scoperto questa perla!
07 giugno 2009
18 maggio 2009
It rains gently...
"It rains gently from time to time as I walk, but I see a farmer with his boys, John Hosmer, still working in the rain, bent on finishing his planting. He is slowly getting a soaking, quietly dropping manure in the furrows. The rain is good for thought. It is especially agreeable to me as I enter the wood and hear the soothing dripping on the leaves. It domiciliates me in nature. The woods are the more like a house for the rain; the few slight noises sound more hollow in them; the birds hop nearer; the very trees seem still and pensive. The clouds are but a higher roof. The clouds and rain confine me to near objects, the surface of the earth and the trees."
Henry David Thoreau's Journal, May 17, 1858 (Thanks: The Blog of Henry David Thoreau)
Henry David Thoreau's Journal, May 17, 1858 (Thanks: The Blog of Henry David Thoreau)
17 maggio 2009
Posterity Collection Poll
E' il più recente sondaggio di Norm. Questa volta l'oggetto sono i protagonisti delle arti in cui il genere umano ha dato prova della sua capacità di rendersi immortale. Non ho partecipato al sondaggio perché come al solito ero in giro e oberato che metà basta. Non mi ritrovo particolarmente nei risultati (mancano Dante e Goethe, per esempio, ed è tutto dire mi pare) ma accetto sportivamente il verdetto.
16 marzo 2009
500 anni di ritratti femminili
Solo di volata per un timido tentativo di riprendere il filo del discorso. Per questo niente di meglio che questo strepitoso post di Rob, con annesso video. Davvero una cosa eccezionale, meravigliosa ...
17 novembre 2008
Il nulla blogosferico
Stavo rimettendo in ordine qualche idea da condividere qui sul blog, quando mi sono sorpreso a riflettere sul fenomeno blogosfera: un evento, a suo modo, perché della cosa (e dei dibattiti relativi) non mi sono mai interessato. Però ogni tanto bisogna pensare anche allo strumento che si usa, non darlo per scontato. Sono parecchio deluso dalla blogosfera in lingua italiana, forse perché da qualche mese la osservo con un certo distacco, soprattutto da quando ho scoperto il piacere di navigare nelle lingue straniere con le quali ho qualche dimestichezza (inglese e francese, e un pochino lo spagnolo).
Non che le cose, fuori dall’Italia, siano rose e fiori, però i blog italiani (a parte i soliti due o tre che qui cito più di frequente) mi hanno stancato molto più degli “altri”. Si badi bene, io non credo di essere uno particolarmente esigente, non sono un letterato, malgrado la mia passionaccia per una certa letteratura americana, non sono uno che si sente in diritto di pontificare su tutto, sono solo uno che ama leggere e qualche volta prende qualche appunto e lo gira qui. Ma la differenza tra blog seri e blog fasulli credo di riuscire a vederla. E mi domando come mai i blog che vanno per la maggiore mi annoiano a morte mentre altri molto meno noti mi interessano e mi motivano.
Qualche mese fa ho letto questa cosa di Paolo Valdemarin, che a sua volta citava ed esprimeva vivo apprezzamento per un post di Marco Mazzei. In entrambi i casi si parlava della blogosfera italiana e di come avesse deluso. Ebbene, io sono assolutamente d’accordo con loro e con le argomentazioni portate a a supporto.
Condivido con quei due anche l’apprezzamento per molti blog “minori”, se mi si passa l’espressione, quelli che ogni tanto mi capita di frequentare magari per caso (ne potrei citare una dozzina, ma mi limito a un paio che, senza pretese, senza spocchia, fanno cose significative, in piena libertà di giudizio, senza affiliazioni e intruppamenti).
Buona volontà, intelligenza, libertà e umiltà: ecco cosa ci trovo. E nessuna velleità (di diventare “redattori”, come dice Mazzei, o qualcos’altro, che so, politici, ecc.). Una boccata di ossigeno. Tutto qui.
Non che le cose, fuori dall’Italia, siano rose e fiori, però i blog italiani (a parte i soliti due o tre che qui cito più di frequente) mi hanno stancato molto più degli “altri”. Si badi bene, io non credo di essere uno particolarmente esigente, non sono un letterato, malgrado la mia passionaccia per una certa letteratura americana, non sono uno che si sente in diritto di pontificare su tutto, sono solo uno che ama leggere e qualche volta prende qualche appunto e lo gira qui. Ma la differenza tra blog seri e blog fasulli credo di riuscire a vederla. E mi domando come mai i blog che vanno per la maggiore mi annoiano a morte mentre altri molto meno noti mi interessano e mi motivano.
Qualche mese fa ho letto questa cosa di Paolo Valdemarin, che a sua volta citava ed esprimeva vivo apprezzamento per un post di Marco Mazzei. In entrambi i casi si parlava della blogosfera italiana e di come avesse deluso. Ebbene, io sono assolutamente d’accordo con loro e con le argomentazioni portate a a supporto.
Condivido con quei due anche l’apprezzamento per molti blog “minori”, se mi si passa l’espressione, quelli che ogni tanto mi capita di frequentare magari per caso (ne potrei citare una dozzina, ma mi limito a un paio che, senza pretese, senza spocchia, fanno cose significative, in piena libertà di giudizio, senza affiliazioni e intruppamenti).
Buona volontà, intelligenza, libertà e umiltà: ecco cosa ci trovo. E nessuna velleità (di diventare “redattori”, come dice Mazzei, o qualcos’altro, che so, politici, ecc.). Una boccata di ossigeno. Tutto qui.
04 novembre 2008
Rieccoci
Il mio silenzio è stato troppo lungo ed anche un po' vergognoso. Ma penso di avere alcune attenuanti, tra cui un lavoro che ultimamente non mi ha dato tregua e mi ha sballottato in giro per il globo oltre ogni umana immaginazione. Cosa sarebbe questo lavoro se non fosse così maledettamente interessante! Va bene, comunque eccomi ancora qua, e stavolta non per rimanerci per una frazione di secondo, o all'incirca (seriamente, stavolta dovrei farcela a rimanere in circolazione per qualche mese, complice qualche affanno del sistema economico globale).
Che dire per riprendere i contatti? Mah, che come al solito la navigazione nella blogosfera mi ha portato ai blog di sempre (quelli che se posso li leggo anche in Indonesia o in Madagascar). Qualcuno in inglese, qualcuno in francese o spagnolo, qualcuno in italiano. Avendo frequentemente tempi molto ristretti, devo per forza selezionare. Quindi solo il meglio del meglio, per capirsi: i Norman Geras, i Christopher Hitchens, i Rob, e gli altri elencati sulla destra (ma è un elenco da rifare almeno in parte, qualche aggiunta soprattutto). Rob in particolare ha scritto (in italiano) cose memorabili sulla rovinosa caduta di Veltroni dopo i brillanti esordi. In inglese si è occupato anche della riformetta della Gelmini con un paio di post che condivido totalmente. L'argomento mi sta particolarmente a cuore, evidentemente, dal sistema formativo dipende il nostro futuro. Questa banale constatazione, però, non sembra condivisa dalla nostra classe politica, nessuno escluso, sia chiaro, anche se la sinistra fa finta di interessarsene per catturare qualche improbabile consenso.
Per oggi, direi, è tutto. A risentirci.
Che dire per riprendere i contatti? Mah, che come al solito la navigazione nella blogosfera mi ha portato ai blog di sempre (quelli che se posso li leggo anche in Indonesia o in Madagascar). Qualcuno in inglese, qualcuno in francese o spagnolo, qualcuno in italiano. Avendo frequentemente tempi molto ristretti, devo per forza selezionare. Quindi solo il meglio del meglio, per capirsi: i Norman Geras, i Christopher Hitchens, i Rob, e gli altri elencati sulla destra (ma è un elenco da rifare almeno in parte, qualche aggiunta soprattutto). Rob in particolare ha scritto (in italiano) cose memorabili sulla rovinosa caduta di Veltroni dopo i brillanti esordi. In inglese si è occupato anche della riformetta della Gelmini con un paio di post che condivido totalmente. L'argomento mi sta particolarmente a cuore, evidentemente, dal sistema formativo dipende il nostro futuro. Questa banale constatazione, però, non sembra condivisa dalla nostra classe politica, nessuno escluso, sia chiaro, anche se la sinistra fa finta di interessarsene per catturare qualche improbabile consenso.
Per oggi, direi, è tutto. A risentirci.
17 maggio 2008
E ora che fatto outing ...
L’eco delle vicende italiche, ultimamente, mi è arrivata sporadicamente, a causa di un contesto piuttosto problematico dal punto di vista dei collegamenti (facevo la spola tra Cile e Argentina, e soprattutto tra posti dimenticati da Dio e dagli uomini). Quando potevo avere accesso all’ Internet, spesso fortunosamente, mi collegavo con il Corriere e, nella blogosfera, con il blog di Rob, che però stavolta è stato un po’ latitante per quel che riguarda l’Italia, essendosi buttato a capo fitto sull’inglese (e la cosa mi fa piacere per lui ma a me toglie una fonte di illuminazione non da poco, come lui sa bene, anche se probabilmente non gliene può importare di meno …).
Comunque, a parte la vittoria del Cavaliere, alla quale non ho potuto contribuire anche se ne avrei avuto l’intenzione, mi sono interessato poco. In questi giorni ho seguito il caso Travaglio, e la cosa non mi ha minimamente entusiasmato. Però ci ha pensato Filippo Facci (anche qui e qui) e quindi la mia disistima ha trovato uno sfogo più che degno.
Oggi leggo sul Corriere che il Travaglio ha fatto outing per dire che ha votato Di Pietro. Poi che Beppe Grillo gli ha aperto le porte del suo blog. Il quadro è così completo. Poi dice che uno sta troppo volentieri lontano dall’Italia. Per fortuna questa gente fa perdere le elezioni a chi è bene che le perda, e tanto mi basta e avanza.
Comunque, a parte la vittoria del Cavaliere, alla quale non ho potuto contribuire anche se ne avrei avuto l’intenzione, mi sono interessato poco. In questi giorni ho seguito il caso Travaglio, e la cosa non mi ha minimamente entusiasmato. Però ci ha pensato Filippo Facci (anche qui e qui) e quindi la mia disistima ha trovato uno sfogo più che degno.
Oggi leggo sul Corriere che il Travaglio ha fatto outing per dire che ha votato Di Pietro. Poi che Beppe Grillo gli ha aperto le porte del suo blog. Il quadro è così completo. Poi dice che uno sta troppo volentieri lontano dall’Italia. Per fortuna questa gente fa perdere le elezioni a chi è bene che le perda, e tanto mi basta e avanza.
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