03 marzo 2006

Bye Bye Mr Diliberto

Sul famigerato caso Diliberto (sulle oscenità che ha avuto il coraggio di dire), di cui si discute oramai dappetutto: giornali, radio, tv, blog, al bar, sul lavoro e persino per strada, vorrei dire la mia molto sinteticamente. Innanzitutto, quel tipo è riuscito a far parlare di sé tutta l'Italia, e questo deve sembrargli un risultato strepitoso (e forse lo è, in termini elettorali, ovviamente). Oltretutto ha detto solo quel che pensa, da sempre, e non soltanto lui: c'è una buon terzo dell'Unione che la pensa allo stesso modo. Quindi non lo si può accusare di nulla, a meno che non si voglia imporre agli altri come e cosa pensare o non pensare.
Quindi lui è a posto.
Il problema, insomma, non è lui: siamo noi, noi che non la pensiamo come lui, anzi che la pensiamo in maniera opposta. Noi che, semplicemente, come ha scritto Il Riformista, non possiamo stare insieme a lui in nessun posto, tanto meno nell'Unione. Ora, a Diliberto questa situazione in cui lui dice quel che pensa e nessuno gli dice niente, può far comodo, fa effettivamente comodo, dal momento che non può andare alle elezioini da solo. Ma al resto dell'Unione conviene?
Io, comunque, la penso allo stesso modo di WRH: quelli non li voto manco se m'ammazzano, e se mi fanno girare le scatole finisce che voto per quegli altri: sì, per il centrodestra, per dare una bella lezione a quelli come Prodi, D'Alema, Fassino e Rutelli, che fanno finta di niente. Io no. Non faccio finta di nulla. Che Diliberto se ne vada all'inferno, e insieme a lui tutti coloro che usurpano il nome della sinistra facendoci credere che Stalin, Che Guevara o Fidel Castro sono la nostra guida. Sarà magari la loro. Non la mia. Io sto con Tony Blair.

Alla ricerca dell'arca perduta

Ennio Caretto si occupa sul Corriere della Sera di oggi di una questione molto singolare:

Esistevano davvero i nemici tedeschi di Indiana Jones: Himmler li spedì a convalidare le fantasie del Führer
I predatori nazisti dell’arca perduta

WASHINGTON - Nel film I predatori dell’arca perduta , ambientato negli anni Trenta, due agenti segreti americani informano Indiana Jones che Hitler «ha l’ossessione dell’occulto e sta mandando archeologi in giro per il mondo a caccia di antichità religiose». Finzione cinematografica? No, realtà, come spiega The Master Pl an , uno straordinario libro di Heather Pringle, la storica canadese autrice del bestseller del 2001 The Mummy Congre ss (tradotto in italiano nel 2002 con il titolo I segreti della mummie , Piemme, pagine 383, 18,90). Senza nominarla, precisa la Pringle, il film si riferisce all’organizzazione Ahnenerbe («Eredità ancestrale»), fondata nel 1935 da Heinrich Himmler, capo delle SS e alter ego del Führer, col compito di dimostrare che «la civiltà umana è esclusivamente un prodotto ariano», come Hitler aveva scritto in Mein Kampf . L’Ahnenerbe fu il braccio accademico delle SS, narra la storica, ispirato alla dottrina della superiorità razziale, un prestigioso serbatoio di cervelli che nel 1939, all’apice dell’attività, raccolse 137 studiosi e 82 tecnici. Ma che segnalò anche al nazismo gli «impuri», ossia agli ebrei, fornendogli «la giustificazione scientifica» dell’Olocausto. I predatori dell’arca perduta non è l’unico film che si rifaccia all’Ahnenerbe. Nelle avventure di James Bond, il quartier generale del mortale nemico dell’agente 007, Ernst Stavros Blofeld, è il castello di Mittersill, dove l’Ahnenerbe situò il Museo degli scheletri di 86 ebrei - uomini, donne e bambini - su cui aveva prima condotto atroci esperimenti. E nel film Sette anni in Tibet , l’attore Brad Pitt riveste i panni di un emissario d’Ahnenerbe, lo scalatore Heinrich Harrer, deceduto il 7 gennaio scorso, intrappolato nel Paese asiatico dalla seconda guerra mondiale. Ma sono cenni fugaci, che non gettano luce sull’organizzazione. The Master Plan , pubblicato negli Stati Uniti dall’editore Hyperion, ne svela invece il ruolo cruciale in quella che doveva essere la costruzione dell’impero ariano, il più fulgido della storia, e nell’eliminazione dei semiti. Himmler, osserva la Pringle, era certo che la razza suprema avesse dominato il mondo prima delle glaciazioni e ogni continente ne conservasse le prove irrefutabili. L’Ahnenerbe doveva scoprirle e consegnarle al Führer. A spingere la storica a interessarsi dell’istituto, su cui ha rintracciato migliaia di documenti, fu il lavoro per The Mummy Congre ss, un libro sui millenari resti umani nelle cave nordiche. Himmler aveva una teoria in merito: si trattava di individui uccisi o sacrificati per omosessualità dagli antenati germanici (i nazisti rinchiusero poi quasi 15 mila gay, segnalati da triangoli rosa, nei campi di sterminio). La Pringle fece una ricerca sulla passione del padre delle SS per la preistoria e arrivò alla Ahnenerbe. Ne rimase, ammette, affascinata e sconvolta. Alla sua fondazione nel 1935, riferisce, Himmler vi prepose come direttore operativo Wolfram Sievers, membro delle SS, e come presidente Hermann Wirth, archeologo che aveva scoperto «artefatti ariani» nei Paesi scandinavi, a cui subentrò due anni dopo il collega Walther Wust. Il merito di Wirth: aveva elaborato una dottrina ad hoc : l’antica Atlantide era stata il primo impero tedesco, andava dall’Islanda alle Azzorre e le isole Canarie e di Capoverde ne erano le ultime vestigia. Secondo Hitler, la razza ariana era rifiorita secoli più tardi in Grecia e in Italia, «il terreno più favorevole». L’Ahnenerbe si prefisse di dimostrarlo. Nel 1937, inviò in Val Camonica l’archeologo Franz Altheim e la sua amante, la fotografa Erika Trautmann, la protetta di un altro gerarca nazista, Hermann Göring. I due tornarono con tracce di una presenza teutonica simili a quelle reperite da Wirth in Scandinavia, «a conferma» che l’antica Roma era un derivato degli ariani. Da quel momento, le spedizioni di Ahnenerbe si moltiplicarono e i suoi studiosi, con funzioni anche di spionaggio, si spinsero in Medio Oriente, in Asia centrale, persino in America Latina. La coppia Altheim-Trautmann esplorò la Dalmazia, la Romania, la Siria e l’Iraq, dove accertò che «i beduini considerano Hitler e Mussolini come divinità». Il Führer si persuase che l’impero tedesco - non romano - si fosse esteso a Oriente fino all’Asia centrale e a Occidente fino alla Bolivia. E concepì il progetto di ripristinarlo con una massiccia emigrazione. Per la Crimea, che voleva depurare dagli ebrei, rileva la Pringle, Hitler scelse gli alto-atesini, «i goti sopravvissuti alle glaciazioni», che nel 1939, sulla scia di un accordo con Mussolini, avevano optato in maggioranza di lasciare l’Italia per la Germania. «Non ci sono difficoltà fisiche né psicologiche - proclamò -. Devono solo scendere lungo la grande arteria tedesca del Danubio». Il trapianto avrebbe dato il via alla totale colonizzazione dell’Est europeo, con gli insediamenti germanici collegati da una rete di autostrade. Ma l’avverso andamento del conflitto impedì al Führer di realizzare il suo Master Plan . La stessa sorte subì la colonizzazione della Bolivia, affidata nel 1939 dall’Ahnenerbe a un suo dirigente, Edmund Kiss. Stando a Kiss, Tiwanaku, l’antica capitale delle Ande, era stata costruita da esploratori nordici, da cui avrebbe acquisito il Dio sole e il calendario. Un retroscena che contribuisce a spiegare perché nel dopoguerra molti nazisti cercarono rifugio in America Latina. Nella mappa di Himmler, riprodotta in un’illustrazione del libro, in Asia l’impero doveva arrivare all’India, le cui sacre scritture - il Rig Veda, la più antica raccolta di inni agli dei in sanscrito - erano state attribuite dall’archeologo Walther Wust ai popoli teutonici. In tale quadro fu organizzata la spedizione in Tibet verso la città proibita di Lhasa, al comando di Ernst Schaefer e Bruno Berger, in cui vennero fotografati duemila individui e ne vennero misurati 376. Naturalmente l’esito della spedizione fu ovvio: anche gli ascendenti dei tibetani risultarono tedeschi, incluso un bambino appena individuato come il quattordicesimo Dalai Lama, quello attuale. Pochi anni dopo, nel 1943, su ordine di Wolfram Sievers, il direttore operativo dell’Ahnenerbe, Berger, partecipò a una delle peggiori efferatezze naziste: i test medici - e le torture - su 86 ebrei a Natzweiler, la loro uccisione nella camera a gas, la macerazione dei loro cadaveri e la preservazione dei loro scheletri nel Museo del castello di Mittersill. Heather Pringle mette in rilievo l’attività antisemita dell’Ahnenerbe: segnalare alle SS i gruppi «non ariani», una condanna a morte. E si chiede perché solo Sievers venne giustiziato in seguito ai processi di Norimberga, perché Berger ebbe tre anni di carcere con la condizionale, perché Schaefer e altri furono lasciati liberi, ripresero la loro carriera e spesso godettero dei tesori d’arte trafugati nelle loro esplorazioni. Con alcune eccezioni, la storica descrive i 137 studiosi e gli 82 tecnici come una congrega di razzisti, collaborazionisti, esaltati, accademici che fecero un patto con il diavolo. Il libro contiene anche una intervista dell’autrice realizzata nel 2002 con Berger, allora ancora in vita, novantunenne, in uno studio traboccante di antichità tibetane. L’ex nazista continuava a credere, commenta Heather Pringle, all’inferiorità degli ebrei, «una razza con caratteristiche mongoloidi», contestava la sentenza a suo carico, si professava vittima della politica. Soltanto quando gli chiese del Museo degli scheletri, Berger si mise sulla difensiva: «Fui intrappolato, ignoravo che sorte attendesse gli ebrei da me esaminati».

Il libro della storica canadese Heather Pringle «The Master Plan» (pagine 384, $ 24,95) è uscito negli Stati Uniti il 15 febbraio presso l’editore Hyperion di New York Il volume è uscito contemporaneamente in Canada da Penguin Canada e in Gran Bretagna da Fourth Estate L’autrice, nata nel 1952 a Edmonton, è una delle saggiste di maggior successo del Nord America su argomenti archeologici.