19 dicembre 2007

Il degrado di Brera

Cosa c’è di importante nello storico palazzo di Via Brera, a Milano? Ecco l’elenco:

- la celeberrima Pinacoteca, uno musei pubblici più prestigiosi d'Italia (il «Cristo morto» di Mantegna, «Lo sposalizio della Vergine» di Raffaello, il «Quarto stato» di Pelizza da Volpedo);
- la prestigiosa Accademia di Belle Arti;
- la Biblioteca Nazionale Braidense;
- l'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere;
- l'Osservatorio astronomico;
- I'Istituto di fisica generale applicata;
- l'Orto Botanico.

Ebbene, tutto questo ben di Dio versa nel degrado più totale, come si evince da questo articolo del Corriere della Sera, che tra l'altro spiega come ci sia poco da illudersi sul futuro:

«Il degrado è evidente – ammette il direttore dell'Accademia, prof. Ferdinando De Filippi –, ma noi non possiamo fare nulla. Noi delle Belle Arti facciamo parte del Miur, il ministero dell' Univeristà e della ricerca, mentre la Pinacoteca, la Biblioteca Nazionale Braidense fanno parte del Mibac, il ministero dei Beni Culturali. Ci possiamo solo occupare dei corridoi interni, delle aule, mentre il palazzo, il cortile, le statue fanno capo all'Agenzia del Demanio». Una situazione, questa, riconosciuta anche dalla direttrice della Pinacoteca, Luisa Arrigoni: «Siamo un condominio senza proprietario». «Non c'è dubbio che le statue in gesso dei corridoi della Accademia siano sporche – dice ancora il direttore De Filippi -, ma non le possiamo toccare. L'edificio neoclassico di via Brera 28 è un caso unico al mondo perché esprime un concetto di interdisciplinarietà artistica».

Se arrossire fosse ancora di moda, l'Italia dovrebbe assomigliare ad un immenso prato ricoperto di papaveri ...

06 dicembre 2007

Scenari futuribili

La legge che Berlusconi e Veltroni cercheranno di far passare avrà almeno due punti fermi. Primo: una soglia di sbarramento alta, che cancelli o ridimensioni la rappresentanza parlamentare dei partiti più piccoli. Secondo: piena libertà, per i partiti che riusciranno a entrare in Parlamento, di decidere le alleanze dopo il voto.

Lo scrive Luca Ricolfi (su La Stampa di ieri) e mi sembra che abbia perfettamente ragione. Segue una lucida analisi degli scenari che potranno determinarsi a questo punto. Che sono essenzialmente tre. Il primo è che al centro nasca “una piccola Dc”, ossia una formazione di matrice cattolica abbastanza forte da risultare indispensabile sia per una maggioranza di centro-destra sia per una di centro-sinistra”. Ebbene, secondo Ricolfi, “il risultato non sarebbe molto brillante”. Perché il “potere ricattatorio” di quel partito avrebbe partita vinta. Penso che non si possa non essere d’accordo, o almeno io sono dello stesso parere.

Il secondo scenario è che “la piccola Dc” sia effettivamente piccola. In tal caso, osserva Ricolfi, non ci dovrebbero essere problemi. Qui non sarei molto d’accordo: l’esperienza del passato mi ha insegnato qualcosa …

Il terzo scenario è il più improbabile:

L’iniziativa di occupare il centro del sistema politico potrebbe essere assunta - anziché dalle forze del mondo cattolico, da sempre parte integrante del «partito della spesa» - dalle minoranze riformiste e liberali presenti sia nei partiti sia al di fuori di essi. Penso a uomini politici come Daniele Capezzone, Bruno Tabacci, Giorgio La Malfa, Nicola Rossi. O a membri della classe dirigente come Luca Cordero di Montezemolo, Mario Monti, Mario Draghi. In questo caso quel che nascerebbe al centro del sistema politico non sarebbe una piccola Dc, ma un medio partito liberal-democratico. Non il partito dei dipendenti pubblici e delle clientele, ma il partito della modernizzazione e del merito. Anche in questo caso rischieremmo di consegnare troppo potere a un partito ago della bilancia, ma il rischio - forse - sarebbe compensato dalla sua vocazione riformatrice e liberale.


In questo caso, molto improbabile appunto, secondo Ricolfi le cose andrebbero molto meglio. E qui sono di nuovo d’accordo. Mi sembra che il professore abbia dato un ottimo contributo al fine di rendere un po’ più chiare le cose ai non addetti ai lavori. Mi sembrava doveroso segnalarlo. Un po’ meno interessante, invece, è stato il contributo di Giovanni Sartori sul Corsera di ieri, anche se il suo disgusto per i “nanetti” (i partitini) lo condivido tutto.